Città di Castello, 10 agosto 2001
Suor
Chiara Emmanuela: “La preghiera…”
La preghiera cristiana non è un metodo per raggiungere la
pace dei sensi, una sorta di nirvana, ma è cammino e relazione.
La preghiera è cammino, perché Dio non è una realtà statica, ma una realtà di sua natura
dinamica.
Gli uomini di Dio nell’antico testamento e Gesù nei Vangeli
camminano sempre: pensiamo ad Adamo che esce dal paradiso terrestre, all’esodo di Israele, agli esili e ai ritorni,
all’Incarnazione e al cammino di Gesù verso Gerusalemme o ancora al cammino liturgico dei 144.000 dell’Apocalisse
(che è il cammino innescato dalla Pasqua di Gesù: il ritorno dell’umanità al Padre).
Questo perché il cammino implica ricerca, nella inconsapevole
certezza che è qualcun altro che ci cerca da sempre.
E Dio ci vuole interlocutori attivi.
La preghiera è però nello stesso tempo relazione, relazione con una persona vivente. Dio è
più intimo a noi di noi stessi. Quando siamo stati battezzati, siamo profondamente cambiati, non nella forma
ma a livello ontologico, cioè nella sostanza; da quel momento siamo infatti tempio di Dio, perché
lo Spirito Santo dimora in noi e in noi prega, incessantemente e senza stanchezze. E’ fondamentale rendersene conto,
perché la preghiera è lo scopo della nostra vita e si trasformi da pezza a necessità. Per
questo la nostra vita diventa una continua scoperta di chi è Dio; noi non conosciamo la sua verità
e Lui ha il dovere di farcela conoscere; il linguaggio di Dio è però diverso dal nostro, dobbiamo
imparare a comprenderlo. E’ come imparare una nuova lingua: bisogna abbandonare i propri schemi, lasciare lessico
e grammatica se non addirittura la grafia.
La preghiera è una lotta anti-idolatrica che purifica la
nostra immagine di Dio.
Cfr. la lotta di Giacobbe con Dio allo Jabbok in Gn 32, 23-33.
Se uno cerca Dio solo quando ne sente il bisogno, nell’emozione,
costruisce un suo Dio che non è altro che una droga che da piacere, un idolo emotivo. Se uno considera Dio
il mezzo con cui affermarsi e trovare la propria emancipazione, se uno considera la fede solo come moralità
e vivendo in modo moralmente ineccepibile fa crescere la propria immagine a dismisura, costruisce un idolo maestro
di morale e di emancipazione. Se uno vive la sua fede per avere la risposta a tutte le domande costruisce ancora
un idolo, un idolo di conoscenza.
Raffiguriamo un nostro Dio e rischiamo di adorare un idolo: la
preghiera serve a far cadere queste immagini, a farci capire chi è il Dio della nostra fede, a ritrovare
la nostra identità di figli; con la preghiera troviamo la nostra vera identità, ci scopriamo figli
di re. Infatti la preghiera non è un obolo a Dio, né un buon proposito o un dovere di testimonianza,
ma serve a noi, non ne possiamo fare a meno: è dialogo irrinunciabile per la propria esistenza. (cfr. le
parole di Gesù sulla preghiera ‘incessante’).
Francesco raccontava la storia di una donna bellissima, che accese
l‘amore di un cavaliere. Lei partorì poi un figlio, che allevò in estrema povertà, finché
non lo portò al principe e al re. Venne qui accolto, perché lui sarà l’erede. La stessa cosa
accade per noi nella preghiera, in cui riconosciamo la nostra identità, ci scopriamo figli di re.
Possiamo anche pensare al chicco e alla spiga. Sono completamente
diversi, ma a livello genetico sono identici. Il chicco contiene in potenza già la spiga, ma deve morire
per raggiungere il suo “teleos”, cioè il suo fine: diventare in atto spiga.
Lo Spirito Santo è proprio questo chicco, la spiga è
quello che dobbiamo diventare nella preghiera in Cristo, cioè figli del Padre. Il chicco però non
cresce per inerzia, ma per una sinergia tra la volontà di Dio e dell’uomo.
Pensiamo all’episodio turbante di Gesù nel Getsèmani:
Gesù prega in agonia (agone = lotta), si misura con la forza del padre, piange e suda sangue.
E’ l’unico episodio in cui ci viene raccontato COME prega Gesù.
Egli chiede al Padre di allontanare da lui quel calice; e apparentemente
non viene esaudito. E’ una contraddizione solo apparente, Gesù viene esaudito, torna infatti dai discepoli
con molta serenità.
In che modo è esaudito Gesù?
Non gli viene tolta la sofferenza e la croce, gli viene bensì
concessa la forza e la serenità di affrontare tutto quello che verrà dopo.
La preghiera non ci toglie la fatica di compiere la volontà
di Dio ma ci da la forza e la grazia (l’occhio – lo sguardo di Dio) per sostenere la prova della croce, da cui
per forza bisogna passare.