Perugia, 9 agosto 2001
Suor
Maria Beatrice: “Il vangelo oggi è possibile?”
Suor Beatrice ha esordito confidando il proprio imbarazzo davanti
al tema… anche per una clarissa è questione sempre aperta e oggetto di continua conversione.
Ha ricordato poi l’insistenza con cui il Papa invita i giovani
ad essere testimoni coraggiosi del Vangelo oggi.
Ci proposto di riflettere sul brano dell’annunciazione a Maria
(Lc 1, 26-38).
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono
di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà
su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque
santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo
è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai
detto». E l'angelo partì da lei.
La nostra esistenza è piena di segni di Dio che vuole entrare
nella nostra vita.
Maria ci insegna che per accogliere il segno della presenza del
Signore nella nostra vita ci vuole un clima di silenzio e ascolto interiore, perché il Signore non grida:
basta ricordare come Dio si presentò ad Elia.
Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore
passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore,
ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il
mormorio di un vento leggero.
Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò
all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?»
Re2, 19,11-13
Occorre una ‘educazione e formazione del cuore’.
Noi invece siamo sempre presi da pre-occupazioni, affanno e distrazioni,
se siamo ansiosi dell’oggi e del domani, è facile perdere il senso e la direzione del nostro cammino. Quello
che vivo non è casuale! Ma allora cos’è? Dobbiamo sempre avere chiara una domanda “Ma dove vado?”
.
Cristo è sempre presente nella vita di ogni battezzato,
è necessario però accorgersene. Ogni cosa che viviamo può essere piacevole o no, noi comunque
tendiamo ad affrontarla d’istinto. Se invece sono pervaso dalla presenza di Cristo, tutta la vita, sia nelle cose
belle che in quelle meno, si orienta in modo differente.
La mancanza dell’ascolto porta all’invulnerabilità nei confronti
della Parola di Dio: al più essa riesce a muovere per un istante l’emotività.
E’ importante lasciarci coinvolgere dal Signore: il problema è
se lo vogliamo!
Ci vuole una formazione all’esperienza di Dio: ‘esperire Dio’ porta
a ‘conoscere Dio’. Nella Bibbia “conoscere” è usato per indicare un’esperienza non solo intellettuale coinvolgente
la totalità della persona, anche fisica: una conoscenza ‘esistenziale’!
Dio ci parla, ci da dei segni in tutti i momenti della nostra vita,
anche in quel quotidiano che quasi sempre ci sembra piatto, poco stimolante. Dio è creativo, ogni volta
che si parla crea; per questo è bello lasciarsi coinvolgere: la nostra vita non può non cambiare
perché Dio è all’opera e la sua è sempre un’azione efficace. Dio è all’opera perché
io, la mia persona, la mia storia, diventi Parola di Dio, perché Egli si manifesti anche attraverso di me!
L’Angelo dice a Maria “non temere”, perché Maria è
intimorita. Ha paura.
E proprio la paura è qualcosa su cui vale la pena soffermarsi.
Si ha paura di tante cose, della vita, degli altri…
Ma la paura più grande è sicuramente la paura di essere amati.
In qualche modo si desidera essere amati, ma lasciarsi amare fa
paura,
perché lasciarsi amare significa non appartenersi più,
tu devi lasciare i tuoi progetti, i gusti, le scelte...
Il fatto di perdere l’autonomia è vissuto come esperienza
che dilania, perché ci si accorge che l’amore è la vera vita, ma di esso si ha paura.
Insieme a questa c’è la paura
di cambiare: non ci accettiamo ma… va bene così per non fare la fatica
di cambiare. Dobbiamo prenderne atto e non lasciare che essa ci condizioni.
Si superano le proprie paure solo quando ci si lascia coinvolgere
dal Signore.
Prendiamo adesso alcune espressioni. Sia la frase di Gabriele “Ecco
concepirai un figlio”, che delle espressioni di Sant’Agostino “Non perdiamo la parola concepita nel nostro cuore”
e di Sant’Ambrogio “Ogni anima che crede concepisce (amore)”.
Noi non crediamo, non ci rendiamo conto che il nostro cuore possa
generare Cristo, ma invece è così; tutto questo perché abbiamo accolto la Parola dentro di
noi.
La Parola di Dio può diventare Carne nella nostra vita per
gli altri.
E da questo nasce la nostra missione: portare Cristo nel prossimo,
generandolo.
Concepire però non è possibile da soli… si concepisce
dentro una fraternità!
Per questo da soli non si può seguire il Signore.
Questo perché la vita fraterna comincia non quando io faccio
qualcosa per gli altri ma quando esprimo con fiducia le mie necessità ai fratelli: lasciarsi “far qualcosa”
dagli altri (anche Cristo ci ha salvato quando si è ‘lasciato fare’), perché non siamo autosufficienti
e in questo modo il Signore ci raggiunge (cfr. Francesco: “sarò salvato il giorno che mi riconoscerò
povero”); l’altro diventa per me Parola di Dio.
Questo ci permette di introdurci alla logica della croce, che non
schiaccia e non annienta, ma diventa uno stupendo atto di amore per gli altri: non è possibile non passare
dalla croce.