sul sentiero di Anna
l'attualità del suo messaggio...
la vita
Anna Sironi nasce a Trezzo il 21 luglio 1927. Famiglia semplice e gioventù serena, matura la sua spiritualità in parrocchia frequentando l'Oratorio, l'Azione Cattolica, la Buona Stampa e i gruppi missionari.
Lavora fino al 1959, anno in cui viene sottoposta ad una delicata operazione cardiaca a seguito della quale viene dichiarata inabile al lavoro e le viene prescritto "riposo assoluto…per sempre".
Invece Anna studia, si diploma maestra e ostinatamente vuole realizzare il suo sogno di sempre: diventare missionaria.
Il 20 agosto 1965, aiutata dall'Arcivescovo di Salvador di Bahia, parte in missione per la zona più povera e abbandonata di quella città del Brasile.
Avvia così corsi di alfabetizzazione, formazione al lavoro per uomini e donne, scuole materne, convinta che "l'evangelizzazione non è vera, non conta niente, non produce effetti se non coinvolge tutta la realtà umana".
Precorre i tempi e con una dispensa speciale viene nominata "parroco" di una parrocchia di Salvador.
Aiutata da un pastore luterano fonda il centro "Santo Andrè", per aiutare i giovani in difficoltà e i bambini denutriti ed il centro "Cristo Redentor" dove ospita ed assiste prevalentemente le ragazze madri.
Rifiutando l'immagine di capo diventa educatrice di libertà e democrazia facendo il parroco, l'infermiera, la maestra, l'avvocato, la sindacalista. Noti sono gli scontri con il Governatore per i diritti dei più emarginati. La piazza che le hanno dedicato a Salvador testimonia il riconoscimento al suo impegno civico per conseguire la promozione civile: illuminazione delle strade, copertura delle fogne a cielo aperto…
Il 21 luglio 1978, con decreto dello stesso governatore, le viene conferito il grado di Cavaliere al merito di Bahia.
Anna, anche se fisicamente sempre più debole, non si risparmia e nel 1984 estende la sua opera ad Acupe, una cittadina di poveri pescatori a 100 Km da Salvador, realizzando un asilo ed una piccola scuola.
Le cure ricevute in Italia durante una breve "vacanza" non bastano ad arrestare la malattia e nel 1989, ad un anno dalla morte, scrive: "so che non guarirò più, ma non per questo bisogna stare seduti ad aspettare la morte…"
Nel luglio 1990 si aggrava ulteriormente, non vuole tornare in Italia, decide di farsi operare in Brasile e sceglie l'ospedale pubblico, rifiutando la clinica dei ricchi offertale dalla moglie del Governatore.
Spera ancora di riprendersi per tornare attiva come prima anche se ad un'amica, prima dell'operazione, confida: "se dovessi morire, ti prego, non portarmi in Italia, voglio restare qui tra la mia gente, questo è il mio posto".
Non supera l'intervento.
Migliaia di persone piangenti accompagnano Anna, portata a braccia per chilometri, fino al cimitero dei poveri così come lei voleva.
una donna buona
Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
Marco 10, 29b-30
- Cosa vuoi dire agli italiani che leggeranno la tua storia?
- Cosa vuoi che dica? Io sono una donna come tante, non mi riconosco nessun merito particolare. Posso solo dire di aver sperimentato concretamente, nella mia vita, che ad essere buoni con gli altri non ci si perde mai. Insomma, questo è in sintesi il messaggio di Gesù: se volete essere felici, non chiudetevi in voi stessi, ma apritevi alle necessità del vostro prossimo, con generosità, con sacrificio.
Io che ho lasciato tutto per amore di Dio, mi ritrovo ad avere tutto, il centuplo, come dice il Vangelo.
dall'intervista rilasciata a p. Gheddo, maggio 1981
Primogenito tra molti fratelli, tra tutti coloro che lo accolgono con la fede e con la carità, dopo la sua morte e risurrezione, Cristo ha istituito attraverso il dono del Suo Spirito una nuova comunione fraterna, in quel suo corpo, che è la chiesa, nel quale tutti, membri tra di loro, si prestassero servizi reciproci, secondo i doni diversi loro concessi.
Questa solidarietà dovrà essere sempre accresciuta, fino a quel giorno in cui sarà consumata, e in cui gli uomini, salvati dalla grazia, renderanno gloria perfetta a Dio, come famiglia da Dio e da Cristo fratello amata.
Concilio VaticanoII - Gaudium et Spes n. 32
un "fuoco" per le missioni
Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.
1 Corinti 9, 22-23
Anna aveva, fin da piccola, un fuoco per le missioni. Con una dozzina di altre ragazze avevamo fondato, subito dopo la guerra, un gruppo chiamato "cor unum", perché ci sentivamo unite in un "cuore solo" come gli apostoli; ci cambiammo addirittura il nome assumendo quello dei 12 apostoli. Dicevano che eravamo esagerate per le missioni: piene di entusiasmo partecipavamo ai congressini missionari di Milano (una volta facemmo il viaggio in 170 su un camion!), facevamo lavori per raccogliere fondi lavorando fino a notte tarda e turni di adorazione notturna (puntavamo le sveglie e ci riunivamo, idealmente, in preghiera). Da questo gruppo sono uscite otto vocazioni missionarie!
Anna voleva spendere la sua vita per gli altri e, infatti, qui a Trezzo andava a trovare gli ammalati, i poveri, gli handicappati. Purtroppo ere ammalata di cuore e non poteva entrare in un istituto missionario proprio per questa malattia.
dalla testimonianza di Suor Virginia e Anna Rainini, marzo 2000
Tarcisio, tu mi dici che la mamma deve avere preso un colpo per la mia partenza, non ne dubito, anche per me non fu uno scherzo, anche se per questo non dobbiamo fermarci solo a quello che a noi sembra facile. Come potevo partire più giovane?
Era sempre stato mio desiderio questo, anche la mamma lo sapeva benissimo, ma che impedì non fu la mia volontà ma la malattia e di questo voi tutti ne siete al corrente.
Ora che per me e per i medici sono sanissima non ho potuto fermarmi per aspettare. Tutti nella vita abbiamo una missione da compiere, chi prima chi più tardi, e tutti dobbiamo occupare il posto che la Provvidenza ha tracciato, chi non lo fa rimane uno spostato.
dalla lettera ai familiari del 13/03/67
L'attività missionaria è intimamente congiunta anche con la natura umana e le sue aspirazioni. Difatti, per il fatto stesso che annuncia il Cristo, la chiesa rivela agli uomini la genuina verità intorno alla loro condizione e alla loro integrale vocazione, poiché è Cristo il principio e il modello di questa umanità rinnovata permeata di amore fraterno, di sincerità e di spirito di pace alla quale tutti vivamente aspirano. Cristo e la chiesa, che a lui con la sua predicazione evangelica rende testimonianza, superano ogni particolarismo di razza e di nazionalità, sicché a nessuno e in nessuno luogo possono apparire estranei.
Concilio Vaticano II - Ad Gentes n. 8
per vie misteriose
Sapete che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo; e quella che nella mia carne era per voi una prova non l'avete disprezzata né respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù.
Galati 4, 13-14
La sua storia è singolare: scopertasi una grave stenosi mitralica a 25 anni, Anna avrebbe potuto trascorrere una tranquilla e garantita vita da "invalida" tra i suoi, con tanto di pensione. Invece, dopo un delicato intervento chirurgico, il suo cuore sembra rinascere e la malattia si trasforma per Anna nella "molla" decisiva per partire: se anche, come i medici asseriscono, le rimangono pochi anni di vita, tanto vale "spenderli bene", per qualcosa che valga la pena. Il tempo è breve.
dall'articolo di Ambrogio Amati, Mondo e Missioni, febbraio 1991
…in tutto questo bisogna riconoscere una grazia particolare del Signore: chi avrebbe immaginato sei anni fa che avrei potuto guarire così bene da poter partire per le missioni? Nessuno, perché nessuno mi dava vita, le vie del Signore sono misteriose per gli uomini, ma non è così per Lui.
dalla lettera ai familiari del 6/12/65
Oggi l'operazione che ho fatto io è abbastanza comune, ma a quel tempo sono stata la prima ad essere operata a Niguarda a Milano. Il mio caso era disperato.
Sono venuta in Brasile convinta che ne avrei avuto per poco: volevo morire in missione come ogni buon missionario. Mi ero presentata a Roma al card. Araujo Sales, arcivescovo di Salvador de Bahia, pregandolo di portarmi con sé. Gli feci presente la mia situazione di salute e mi dichiarai disposta a lavorare in qualsiasi posto dell'immensa diocesi. Il cardinale mi disse: "Figlia mia, è il Signore che ti manda, ho proprio bisogno di una come te al quartiere di Amaralina, dove non ho né preti né suore. Probabilmente il vescovo non aveva capito il mio stato di salute. Mi mandava, infatti, in un quartiere molto difficile, in cui mancava da anni il sacerdote.
Quando sono arrivata all'aeroporto e sono venuta qui nel quartiere, sbalzata d'un colpo dalle comodità d'Italia a una casetta di legno e paglia (la mia abitazione), in mezzo a miseria, denutrizione, sporcizia, delinquenza ... ebbene, devo confessare che m'è venuta la tentazione di tornare indietro. Non l'ho fatto un po' per orgoglio personale e perché continuavo a pensare: tanto ne hai per pochi mesi.. Invece, dopo quindici anni, eccomi qui, a cinquant'anni suonati, col cuore che dà qualche sobbalzo, ma mi lascia vivere...
dall'intervista rilasciata a p. Gheddo, maggio 1981
Il Signore Gesù, quando pregava il Padre, perché "tutti siano una cosa sola", mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione delle persone divine e l'unione dei figli di Dio nella varietà e nella carità. Questa similitudine manifesta che l'uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé.
Concilio Vaticano II - Gaudium et Spes n.24
gli inizi: amicizie e difficoltà
Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene.
2 Tessalonicesi 3, 13
La prima esperienza salutare per lei era la lezione della sua prima sconfitta. I corsi organizzati per aiutare la popolazione indigente si vuotavano velocemente. Anna capiva che non era possibile fare qualcosa per le persone se non con le persone stesse.
dall'articolo del sociologo Johannes Augel, ottobre 1990
Questo è stato il punto che mi ha aiutato molto, anche se a me, italiana e milanese, sarebbe venuta voglia di arrabbiarmi. Avrei voluto fare bene e in fretta, insieme a poca gente. Ma ho cambiato idea e ho fatto tutto con loro. Ogni domenica circa trenta uomini si radunano con me. Così è nato un gruppo ben legato da amicizia: hanno imparato a sentire l'unità.
dall'intervista rilasciata a Nereo Venturini, Popoli e Missioni, aprile 1981
Sono giunta in Brasile il 21 agosto 1965, ed ho capito subito che in un ambiente del genere avevo bisogno di conoscere tutti, di essere amica di tutti. Allora ho cominciato con il cinema, cioè con le filmine fisse del catechismo. Andavo in giro per le strade e le case e invitavo la gente a venire, il pomeriggio e la sera, per queste proiezioni che davo nell'unico salone che serviva da chiesa, da scuola, da sala riunioni, da teatro…Questo è stato il mio primo contatto con la gente, in un mese ero conosciuta da tutti. Questa gente mi faceva pena: gli uomini passavano la giornata seduti per terra a giocare e chiacchierare, i giovani non sapevano cosa fare, giravano qua e là senza scopo. Nel quartiere non c'era nessuna officina, nessun laboratorio, pochissimi veri negozi. Chi lavorava doveva andare fino in città, ma la maggioranza non trovava un vero lavoro anche perché non erano preparati a nulla. Così ho cominciato a fondare una scuola di avviamento al lavoro, con corsi professionali di cucito, dattilografia, manicure, muratore, tecnici radio e TV, aiutante dentista, barbiere, cuoco, segretaria elettricista...
dall'intervista rilasciata a p. Gheddo, maggio 1981
Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita, e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo, che hanno rivestito col battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la confermazione così che gli altri, vedendo le loro opere buone, glorifichino il Padre e comprendano più pienamente il significato genuino della vita umana e l'universale vincolo di comunione con gli uomini.
Concilio Vaticano II - Ad Gentes n.11
capire la situazione
In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere! Atti 20, 35
Mi sono accorta che questa gente che vive qui ammucchiata, non ha un lavoro, non conosce alcun mestiere: nel quartiere non c'è un'officina, una fabbrica, un laboratorio, niente insomma. Allora quel salone-chiesa è diventato anche un laboratorio perché la gente imparasse a far qualcosa. Così molte persone si sono avviate ad un mestiere e poi hanno trovato un lavoro in città. In seguito è nato il "Centro Santo Andrè ". Il terreno me l'hanno donato, il lavoro di costruzione lo ha svolto la gente del posto e gratis perché è roba loro. Il Centro Santo Andrè non è una scuola normale come quelle che ci sono dappertutto. È sorta in seguito a una ricerca condotta da gente specializzata. È dal 1966 che mi batto per questo. Fin dagli inizi era necessario sapere: quale gente abita qui, quanti sono, cosa fanno, come stanno fisicamente ed economicamente, quali sono le malattie più comuni e come si possono combattere; cosa si può fare perché questa gente abbia più cibo, più igiene, più vita umana insomma. Dunque, sono venuti dalla città ed anche dagli Stati Uniti: un sociologo, uno psicologo, un infermiere, un medico e i loro aiutanti, tutti specialisti. Hanno fatto mesi di esperienze nelle scuole per capire come mai dopo alcuni mesi molti bambini perdono la vista, altri rimangono sempre con la testa abbassata, non seguono più le lezioni, non imparano niente, molti sono affetti da tubercolosi. L'indagine compiuta ci ha permesso di scoprire che all'origine dei mali sopra elencati ci sono la sottoalimentazione e la mancanza di pace e unità nelle famiglie. Famiglia in disordine non indica soltanto quella dove i bambini non hanno i genitori o sono separati o litigano tra loro, significa anche famiglia con 5-6 bambini dove due o tre sono solo della mamma e altrettanti solo del papà e sono sempre i più piccoli a soffrire.
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Dovete sapere che Salvador è stato il porto dove sbarcavano gli schiavi africani che erano venduti e comprati a capriccio dei "grandi fazendeiros". La famiglia non era rispettata; divisi, il marito, la moglie e i figli, seguivano destini diversi a servizio di un padrone che altri assegnavano. Questi fatti incidono negativamente sulla concezione di famiglia ancora oggi. Alla famiglia non è attribuito il giusto posto e il giusto valore
dall'intervista rilasciata ad "in Cammino", agosto 1985
Perché i cristiani possano dare utilmente questa testimonianza di Cristo, stringano rapporti di stima e di carità con questi uomini, si riconoscano membra vive del gruppo umano in mezzo a cui vivono, e prendere parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli affari dell'umana esistenza, alla vita culturale e sociale; conoscano bene le loro tradizioni nazionali e religiose; scoprano con gioia e rispetto i germi del Verbo che in esse nascosti.
Concilio Vaticano II - Ad Gentes n.11
serva inutile
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.
Luca 17, 10
Le attività del centro dovevano essere sviluppate dalla popolazione residente, era indispensabile che le persone dello stesso quartiere ne fossero i maestri, che solo loro facessero la parte degli animatori e che professori ed insegnanti del centro fossero reclutati fra gli ex-allievi. Anna sempre perseguiva lo scopo che la sua opera funzionasse indipendentemente da lei. Uno degli scopi più difficili del lavoro di dirigente è proprio il diventare superfluo.
Il suo obbiettivo era la formazione di una comunità di base. Voleva includere tutti nella responsabilità dei lavori che si sviluppavano poco a poco e in più aggiungere l'apostolato spirituale nella ricerca di soluzioni per i bisogni urgenti nel campo della salute, dell'educazione, dell'alimentazione…
dall'articolo del sociologo Johannes Augel, ottobre 1990
Nei due centri funziona bene anche la pastorale, i gruppi di Catechesi e di Liturgia preparano la messa della domenica. Adesso abbiamo il prete responsabile fisso. La Parrocchia è aperta a tutti i movimenti cattolici e assai viva.
Al centro si fanno pure riunioni sindacali, corsi sulla legge del lavoro e sui diritti delle lavandaie, delle domestiche e dei gruppi di "favelados " (abitanti delle zone più povere).
Oggi tutto è in mano a loro, la gente del bairro. Loro stessi sono i promotori dei corsi e delle riunioni. Il Presidente dei due centri è un ottimo giovane che lavora con il Consiglio Parrocchiale. C'è un detto brasiliano che dice: "se dai un pesce oggi lo devi dare anche domani ma se insegni pescare ne avrà per sempre"
dall'intervista rilasciata ad "in Cammino", agosto 1985
La chiesa non è mossa da alcuna ambizione terrena; essa mira a questo solo: a continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l'opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito.
Concilio Vaticano II - Gaudium et Spes n 3
quale evangelizzazione
…ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Matteo 25, 35-36
Sono contenta di loro, e non perché oggi vanno alla messa più di prima, ma perché hanno saputo conciliare la parte spirituale con il lavoro e l'aiuto alle loro famiglie. Questo sviluppo umano, per me, anche se sono criticata da alcuni preti, è evangelizzazione e non solo promozione umana. Non riesco a vedere un prima e un dopo, per me promozione umana e evangelizzazione sono contemporanei. Del resto il mio primo interesse è stato sempre quello di scoprire l'uomo per poterlo servire così com'è, intero, e non solo la sua anima.
L'evangelizzazione non è vera, non conta niente, non produce effetti se non coinvolge tutta la realtà umana.
Non riesco a capire dei missionari che vadano a salvare soltanto le anime!
…evangelizzare non è mostrare la croce e dire: guardate Gesù Cristo.
Devo esserlo prima io Gesù Cristo, devono vedermi crocifissa.
Ma come lo mostro, con la pancia piena perché a casa mia c'è di tutto?
E loro, come possono credere e fare quello che io faccio se non hanno niente da mangiare? Non sono venuta qui per battezzare i moribondi o per assisterli perché vadano in cielo!
A me interessa che questa gente viva in maniera sempre più degna dell'essere umano.
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Naturalmente alla TV non fanno vedere l'interno del "bairro" e anche chi viene solo per uno scopo personale è difficile che si renda conto della miseria se sta solo negli alberghi e visita le belle città.
Io sono venuta per essere come loro e soprattutto per servirli quindi devo amarli nella miseria e andarli a trovare nelle loro capanne, nei bei palazzi vadano gli altri.
dalla lettera ai familiari del 3/11/1965
È l'uomo dunque, ma l'uomo integrale, nell'unità di corpo e di anima, di cuore e coscienza, di intelletto e volontà, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione. Pertanto il Concilio, proclamando la grandezza somma della vocazione dell'uomo e la presenza in lui di un germe divino, offre all'umanità la cooperazione sincera della chiesa al fine di stabilire quella fraternità universale che corrisponde a tale vocazione.
Concilio Vaticano II - Gaudium et Spes n.3
la chiesa che mi piace
"Ecco, io faccio nuove tutte le cose"
Apocalisse 21, 5a
In questi ultimi anni ho visto la chiesa cambiare molto ed è così che mi piace.
Chi è che si fa massacrare oggi perché cerca la giustizia?
Chi è che difende i poveri?
E' la chiesa, sono i cristiani che desiderano che tutto l'uomo sia salvo e non solo la sua anima. Questo io lo dico anche alla mia gente in chiesa.
…ci sono poi i così detti "gruppi del Vangelo ": ci riuniamo, leggiamo la Parola di Dio, ognuno ne dà la sua interpretazione e ci si impegna a metterla in pratica.
Per Natale, Quaresima e Pasqua i gruppi setacciano quasi tutte le case del quartiere per svolgere la stessa attività di evangelizzazione, cioè la lettura della Parola di Dio e l'impegno a viverla.
Il Vangelo va tradotto nella vita di ogni giorno altrimenti non lo si capisce nemmeno
intellettualmente e, quel che è più tragico, rimane lettera morta, inefficace, sterile.
Questo l'ho constatato tante volte con i miei occhi. Si deve partire subito per viverlo.
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.
Concilio Vaticano II - Gaudium et Spes n. 1
preghiera e servizio
Costui rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutto la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso". E Gesù: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai".
Luca 10, 27-28
Anna Sironi è importante per quello che era e non solo per quello che ha fatto...
... era una figura complessa: sincera, capace di impegnarsi fino in fondo, combattiva ma soprattutto era una donna di preghiera.
Non era capace di far passare un giorno, sana o malata, senza la messa, la meditazione, la comunione e la visita al Santissimo. Pochi giorni prima di essere ricoverata, percorse a piedi 3 Km per andare a messa…
Si è preparata per la missione con la preghiera e con i sacramenti.
L'impatto con la miseria e le necessità del popolo non hanno cambiato le sue convinzioni ma l'hanno trasformata in una donna d'azione per il bene dei fratelli.
Con gli aiuti da Milano, dall'Olanda, dalla Germania e con la sua pensione ha fondato tre parrocchie con i Centri…
dalla testimonianza di suor Virginia e Anna Rainini, marzo 2000
Io capisco l'importanza della preghiera, ma per me tutta la giornata è adorazione, non riesco a dividere la preghiera dal servizio ai fratelli.
Quando vado a letto, la sera, a volte sono stanca morta e allora dico al Signore: accontentati di me come sono, non ho niente da darti.
Ma quando morirò il Signore non mi chiederà se avrò fatto la meditazione, ma: " avevo fame, sete, ero ignudo, in carcere ... Capisci?
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Perché la carità come un buon seme cresca nell'anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, coll'aiuto della sua grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'eucarestia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù.
Concilio Vaticano II - Lumen Gentium n.42
una donna "parroco"
E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune.
1 Corinti 2, 7
La domenica Anna dirige il culto, quando non riesce ad avere la messa.
Ha la facoltà di battezzare, di assistere ai matrimoni, di provvedere alla sepoltura dei morti, di amministrare il viatico.
Ma il primo bisogno qui è formare la gente perché senta il bisogno del sacerdote. Ci vorrebbe un prete che non venisse a dominare e a rovinare tutto il senso comunitario.
Un pastore protestante capitato qui mi ha detto: "per la prima volta ho capito che al primo posto sta la persona. L'uomo non è diviso per niente".
dall'articolo di Nereo Venturini, Popoli e Missioni, aprile 1981
Nella pastorale all'inizio ero un po' io che facevo tutto. Dirigevo il culto quando non c'era il prete per la messa, distribuivo l'eucaristia, dirigevo il Consiglio Parrocchiale, ecc.
Oggi no. Fanno tutto gli altri che hanno ricevuto il mandato di occuparsi dei vari ministeri, lavoro con loro, in mezzo a loro, come una dei tanti.
Posso battezzare anche ufficialmente ma lo faccio solo in caso estremo; persino la preparazione al battesimo prima la facevo da sola, come pure i corsi e le riunioni periodiche con gli adulti: oggi c'è una équipe di persone preparate solo per questo. Invece i corsi specializzati per accedere ai nuovi ministeri si svolgono in città, ma sempre ritornano qui per esercitarli.
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Ma i laici sono particolarmente chiamati a rendere presente e operosa la chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro.
I laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente coll'apostolo della gerarchia, alla maniera di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano l'apostolo Paolo nel vangelo, faticando molto per il Signore.
Concilio Vaticano II - Lumen Gentium n. 33
cooperazione ed ecumenismo
Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
Giovanni 17, 21
Anna non era una suora e neppure una consacrata, era una donna laica convinta del suo Battesimo. Aveva contatti con numerosi missionari: sacerdoti, religiosi, religiose, e laici. Partecipava alla vita della diocesi e non mancava di frequentare incontri e corsi di aggiornamento. La sua modesta casa era un sicuro "rifugio" per i missionari e la missionarie di passaggio o in cerca di un momento di riposo.
testimonianza di mons. P. Pozzi, febbraio 2000
Quando è morto Paolo VI per la strada ho incontrato un pastore protestante. Mi ferma, mi esprime le condoglianze e dice: "Anna è morto il nostro papa ". Mi è piaciuta questa espressione perché ci sentiamo fratelli anche con loro. Questo pastore voleva dire: "apprezzando te, il tuo modo di vivere da cattolica, ho imparato ad amare anche il tuo capo, il papa". Quando sono arrivata qui tutti pensavano che avrei fatto delle crociate contro i protestanti. Invece saluto tutti e talvolta partecipo al loro culto, pur mantenendo, evidentemente, la mia identità di cattolica. E loro non mi ostacolano nel lavoro, anzi mi aiutano. Questo non vuol dire che io accetti la loro maniera di praticare il cristianesimo e tanto meno il loro metodo di fare adepti…
Mi sono incontrata anche con i testimoni di Geova. Questi sono fanatici. Imparano la Bibbia a memoria anche se non sanno leggere e poi vanno dappertutto mostrando con varie citazioni che solo loro andranno in paradiso e tutti gli altri all'inferno. Uno di loro è venuto a casa mia per convertirmi e citava la Bibbia a memoria facendo finta di leggere, ma di fatto teneva il libro girato al contrario!
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
I pastori e i fedeli mi vogliono bene ed io ne voglio altrettanto così si discute sopra i vari punti della religione e con calma si cerca di aiutarci a vicenda.
Qui si vive l'ecumenismo.
dalla lettera ai familiari del 22/3/1967
E' necessario che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati.
Questo santo concilio nota con gioia che la partecipazione dei fedeli nell'azione ecumenica cresce ogni giorno e la raccomanda ai vescovi d'ogni parte del mondo, perché sia promossa con sollecitudine e sia con prudenza da loro diretta.
Concilio Vaticano II - Unitatis Redintegratio n.4
solitudine e amarezze
Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo.
Galati 4, 11
Vorrei, tramite la rivista Mondo e Missione, lanciare un appello alle comunità religiose, alle parrocchie, alle diocesi perché facciano qualcosa per tutti coloro che ritornano in Italia dopo un periodo più o meno lungo di servizio ai fratelli delle missioni. Non dite sempre alla gente che noi siamo i loro rappresentanti, l'espressione della loro missionarietà e vita cristiana? Ma dov'è questa vita cristiana se quando uno ritorna in Italia si trova completamente spaesato, fuori posto e desidera ritornare immediatamente in missione per finirci i suoi giorni? Insomma la chiesa in Italia, ma non la chiesa astratta, intendo dire la comunità dei cristiani che stanno in Italia, stanno troppo bene, sono chiusi in se stessi, non si lanciano verso i lontani, non vivono la missionarietà della chiesa insomma. Per cui quando noi ritorniamo in Italia non ci sentiamo più in seno alla chiesa, non riconosciamo più il suo volto.
dall'intervista rilasciata a Giorgio Pecorari, Mondo e Missioni, giugno 1979
Sarà quindi utilissimo mantenere i contatti, senza tuttavia trascurare l'opera missionaria generale, con i missionari che in essa comunità hanno avuto origine, o con una parrocchia o con una diocesi di missione, perché divenga visibile l'unione intima tra le comunità con il vantaggio di una reciproca edificazione.
Concilio Vaticano II - Ad Gentes n 37
il "testamento"
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.
2 Timoteo 4, 7
Anna era convinta di guarire, diceva: "faccio l'operazione perché non voglio restare in poltrona per tutta la vita, voglio rimettermi e lavorare ancora". Andò personalmente a cercare tra i militari del distretto dei donatori di sangue perché i medici si rifiutavano di fare l'operazione senza un'adeguata scorta. Nonostante la moglie del governatore le avesse trovato un posto all'ospedale S. Raffaele di Salvador lei volle, per coerenza, essere operata all'ospedale pubblico.
dalla testimonianza di suor Virginia e Anna Rainini, marzo 2000
Mio Dio quante cose ho subito nella mia vita...
Ora mi resta solo di aggrapparmi a te. Con questo non voglio dirti che solo adesso ti penso - la mia vita è sempre stata segnata così - quante cose ho percepito con gli anni che passarono: più contenta, meno contenta, non so.
Il 25 agosto completerò i 25 anni di questa vita che non fu un gioco.
Amicizie, lavoro, sofferenze, impazienze ecc. ecc. completeranno il mio domani.
Alle volte provo nostalgia per la mia Terra, ma più ancora del mio "Paesello" dove non avevo niente ma possedevo il Tutto.
Com'era bello andare in bicicletta e, all'improvviso guardare il cielo e gridare: "Si Signore, come sei meraviglioso".
Quanta gioia dentro di me…
Ma gli anni passarono e ora sono qui aspettando domani quando verrò operata.
Come sarà?
Mah!
le ultime parole scritte da Anna nel suo diario la sera prima di morire
con in "suo" popolo ... per sempre
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Giovanni 15, 13
Gli abitanti del bairro dicevano di lei: "Anna ci ha riuniti: da un non popolo ha fatto di noi un popolo".
dalla testimonianza di suor Virginia e Anna Rainini, marzo 2000
Quando arrivai alcuni bambini, dopo il primo timido saluto, tornarono nella loro favelas e dissero alla mamma che era arrivata dall'Italia una bella ragazza bionda con gli occhi azzurri e diceva che sarebbe rimasta non un mese ma per sempre con loro…
dalla lettera di don S. Brivio a Ricangelo, agosto 1989
Anna non ha fatto altro, in mezzo a noi, se non procurare giorni migliori per il "suo popolo";
.... sempre diceva: "il mio popolo". Costruì, insegnò e difese il popolo contro i potenti e i politici approfittatori; - soffrì, pianse, ma si rallegrò molto per l'affetto che riceveva da ognuno di noi. Noi ci preoccupavamo molto della sua salute, per questo negli ultimi anni aveva diminuito il ritmo di lavoro. Noi preferivamo così perché potesse vivere a lungo tra noi.
Il popolo ridonò ad Anna il suo affetto: tutto il quartiere partecipò ai suoi funerali, trasportandola a braccia fino al cimitero più povero della città.
Il giorno del nostro compleanno Anna mi disse: "non lasciarmi trasportare in Italia; voglio essere sepolta in mezzo al mio popolo in questo cimitero che è, per me, il più semplice.
dalla lettera di Anna Castro, dicembre 1990
Le spoglie mortali di Anna non riposano più nel cimitero da lei indicato.
La sua gente l'ha voluta ancora più vicina.
Il 7 maggio 1995 i familiari, il parroci di Trezzo e Salvador ed una folla enorme di amici hanno accompagnato le sue spoglie nella chiesa di Santo Andrè: la casa del suo popolo.
le opere e i riconoscimenti
· Chiesa di S. Giuseppe ad Amaralina
· Chiesa di S. Andrea:
- Centro Comunitario
- Piccola Scuola con ambulatorio medico e dentistico per bambini
· Cappella Cristo Redentore:
- Centro Comunitario
- Piccola Scuola con ambulatorio medico per bambini
- Scuola
- Stabile annesso al Cristo Redentore
· Centro Comunitario "Maranatha" - con l'aiuto dei padri gesuiti e altri amici
· Centro Comunitario "Nostra Signora della Grazia" - padri gesuiti
· Cooperativa "Sequilho" - con gli amici della parrocchia e i padri gesuiti
· Scuola e Creche S. Rita in Acupe di S. Amaro - con attenzione speciale ad un villaggio di pescatori
I riconoscimenti civili:
· Cavaliere dello stato di Bahia - Salvador de Bahia 30 luglio 1978
· Situla d'oro (alla memoria) - Trezzo 5 Ottobre 1996 con la seguente motivazione:
Mossa dalla forza del Vangelo lasciò la sua terra, per servire il popolo del Nordeste del Brasile, a Salvador Bahia.
Si identificò con i più poveri e i non protetti con gioia e semplicità; lottò per la giustizia e la fraternità.
Pur essendo in condizioni precarie di salute, iniziò "con intelletto d'amore" un lavoro di base tra i brasiliani che da lei ricevettero l'impulso a migliorare responsabilmente le condizioni della propria esistenza, da realizzare in tutte le sue dimensioni.
E' "una donna tra due mondi", di cui percepiamo ancora oggi la presenza viva:
le opere da lei iniziate cantano la vita e il suo Creatore.
Ma la più grande consacrazione ed il più grande riconoscimento alla sua personalità e alla sua opera sono le lacrime di centinaia e centinaia di suoi amici, della popolazione del nord-est di Amaralina e di Acupe al momento della sua morte…
ricordare Anna aiutando i suoi amici
Il "Comitato pro Anna Sironi" ha deciso di ricordarla non solo facendo conoscere chi era e cosa ha fatto ma anche appoggiando un progetto concreto di solidarietà che i sacerdoti, che stanno continuando la sua opera, ci hanno proposto.
Riportiamo la lettera con cui don Stefano illustra il nuovo Centro di aggregazione e formazione che le parrocchie di Salvador di Bahia dedicheranno ad Anna.
Cari amici di Trezzo d'Adda,
ho saputo da don Guido che sareste disposti, in occasione dei 10 anni dalla morte di Anna Sironi e dei 25 anni di fondazione della Parrocchia di S. Andrè, a sostenere finanziariamente un progetto che ci stesse a cuore. Parlandone con don Guido ed altri della comunità, abbiamo rilevato alcune urgenze:
1) i bambini della catechesi, per i quali abbiamo bisogno di uno spazio proprio, considerato pure il grande numero (sono più di 500 tutti i sabati);
2) l'educazione degli adolescenti, attraverso corsi specifici in varie aree, attività culturali e sportive, doposcuola ecc. (tipo un oratorio);
3) un aiuto ai molti disoccupati del quartiere, tanto giovani come adulti, attraverso corsi di specializzazione professionale, alfabetizzazione ecc.
I nostri attuali centri non sono più in grado di contenere adeguatamente le iniziative ora in atto (scuola, corsi e gruppi vari, catechesi ecc.), immaginiamoci le nuove iniziative che stanno sorgendo.
La nostra proposta sarebbe, pertanto, la seguente:
a) acquisto di una casa, che si potrebbe chiamare "Casa della comunità Anna Sironi", o
altro nome da decidere insieme.
b) aiuto a mantenere la casa in funzione per un anno, dandoci il tempo di organizzare la
manutenzione della stessa con risorse nostre.
COSTI (preventivo)
a) secondo ciò che abbiamo verificato sinora, una casa soddisfacente per le nostre
esigenze costerebbe tra i 40000 e i 50000 Reais (40?50 milioni di lire);
b) la manutenzione, ossia il pagamento di un responsabile della casa che organizzi i corsi,
faccia le riparazioni ecc. (500 Reais al mese X 13 mesi ? 6500 Reais all'anno) e di una
donna delle pulizie (250 al mese X 13 mesi ? 3250 Reais all'anno). Il totale sarebbe di
9750 Reais all'anno, praticamente 10 milioni di Lire.
Chiaro che questa è una proposta ideale. Si potrebbe ridurla o cercare altri partners che possano finanziarla assieme a voi. Attendo vostre osservazioni e correzioni.
Grazie e a presto don Stefano Volani
Salvador, 4 ottobre 1999
…ma adesso non ci faccio più caso, entro nei loro tuguri, perché case non si possono chiamare, mi siedo vicino a loro, discuto, prendo i bambini in braccio e le mamme sono felicissime. Cosa vuoi, rimarrà al nostro ritorno in patria il senso di aver voluto bene e di aver pensato che anche loro si volessero bene tra di loro. Tutto quello che possiamo fare lo facciamo senza misure, il buon Dio farà il resto...
dalla lettera ai familiari del 16/6/1966
Il "Comitato pro Anna Sironi" ha sede presso
l'Oratorio Maschile di Trezzo sull'Adda.
I fondi per l'opera sociale
affluiranno sul C/C 14454/1 presso:
CARIPLO 886 - Trezzo sull'Adda
CAB 33920 - ABI 6070
intestato a "Comitato pro Anna Sironi".
Sito internet: www.annasironi.com
Questo fascicolo contiene i testi della mostra preparata nel decimo anniversario della morte di Ann